Tra feste e vetri infranti: la doppia faccia dell’Isola del Bacàn

Agosto 12, 2025
Tra feste e vetri infranti: la doppia faccia dell’Isola del Bacàn

Esiste un’isola nella laguna di Venezia che ogni estate diventa un luogo ambito per barbecue improvvisati, feste con amici e momenti di relax al sole: l’Isola del Bacàn. Un lembo di sabbia lungo appena 250 metri e largo dieci, posizionato tra Sant’Erasmo e il Lido, che accoglie centinaia di diportisti ogni settimana. Tuttavia, alla fine di ogni giorno di festa, ciò che rimane è tutt’altro che un’atmosfera conviviale: bottiglie vuote, vetri infranti, rifiuti e plastica dispersa ovunque.

Per questo motivo, il 4 agosto scorso, il team di Venice Lagoon Plastic Free è tornato al Bacàn con un nuovo obiettivo: ripulire e ripristinare questo nostro tratto di costa. Equipaggiati di pickers, sacchi, guanti e l’app SeaClear2.0 Mare Pulito, realizzata da VLPF nell’ambito dell’omonimo progetto europeo HEUROPE nel quadro della Missione Oceano, i nostri volontari hanno riempito 13 sacchi da 110 litri di volume e raccolto in poche decine di metri ben 95 kg di rifiuti in un paio di ore di intensa attività. Di questi, 14,9 kg di plastica (equivalenti al 41% della plastica consumata a livello pro capite in Europa) e 80,35 kg di rifiuti eterogenei non plastici, in larga misura composti da pericolosi frammenti di vetro di varia misura derivanti da bottiglie intenzionalmente rotte e abbandonate.

L’impegno dei volontari contribuisce a un obiettivo più ampio: raggiungere i 20.000 kg di plastica recuperata lungo le coste del Mediterraneo, nell’ambito della campagna lanciata dal progetto europeo HEUROPE REMEDIES.

Il Bacàn non consiste solo in una distesa di sabbia: rappresenta un ambiente fondamentale per uccelli marini come il fraticello e il fratino, per colonie di granchi e molluschi, e per le praterie di fanerogame che ospitano cavallucci marini ed avvanotti. Rimuovere ovunque possibile, rifiuti marini abbandonati in natura è un contributo prezioso per la salvaguardia di un ecosistema straordinario.

Qui, tuttavia, si presenta una verità difficile da accettare: i volontari, siano singoli o associati, non sono in grado di contrastare in toto l’impatto di pratiche assai diffuse all’insegna dell’abbandono di rifiuti in natura e della fruizione degradante delle nostre acque e dei nostri mari, ma piuttosto si limitano a mitigare i danni. Non sta, infatti, ai volontari ma è, piuttosto, missione quotidiana e propria di ciascun cittadino e delle pubbliche istituzioni la salvaguardia e tutela del nostro patrimonio culturale, naturale e della nostra biosfera.

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