Serenity: la tartaruga che ci chiede di salvare il mare

Agosto 11, 2025
Serenity: la tartaruga che ci chiede di salvare il mare

Le tartarughe marine rappresentano un emblema vivente di un mare in sofferenza. Ogni anno, milioni di tonnellate di plastica si riversano nei mari e nei fiumi, trasformando l’habitat acquatico in un pericoloso labirinto per queste creature. Più della metà delle tartarughe marine ha inghiottito plastica almeno una volta nel corso della propria esistenza. Sacchetti che somigliano a meduse, reti abbandonate che le catturano, microplastiche che compromettono il loro organismo: il mare sta diventando sempre di più una trappola mortale.

Anche in Adriatico, la situazione è estremamente grave. Le acque, contaminate da sostanze chimiche, metalli pesanti e plastica ridotta in frammenti, minacciano l’intero ecosistema marino. Le tartarughe, in particolare della specie Caretta caretta, affrontano un rischio costante di esposizione a tali pericoli. In questi giorni è possibile imbattersi in esemplari in condizioni debilitate, completamente ricoperti da balani, piccoli crostacei che si attaccano ai loro gusci e possono prendere il sopravvento quando l’animale è troppo fragile per liberarsene.

Lo stesso mare Adriatico, prospiciente la laguna di Venezia, non è esente da questo problema, rappresentando uno degli ecosistemi più a rischio in Italia. Le correnti trasportano attraverso canali e barene verso il mare un flusso continuo di rifiuti vari : bottiglie, cordami, polistirolo e frammenti di plastica. Venice Lagoon Plastic Free, sta da anni impegnandosi nella prevenzione e riduzione degli impatti di questa crisi. Durante una delle recenti operazioni di monitoraggio lungo le nostre coste a circa 5 miglia dal litorale del Lido, abbiamo rinvenuto e soccorso una giovane tartaruga in evidente difficoltà con il carapace e gli arti completamente rivestiti di balani. L’abbiamo battezzata Serenity.

Serenity è stata trasferita al Centro di Primo Soccorso Netcet per tartarughe marine degli Alberoni, presso il Centro di Soggiorno Morosini, dove ha iniziato il suo percorso di cura e riabilitazione grazie al lavoro del personale scientifico del Museo di Storia Naturale di Venezia G. Ligabue. È veramente un piccolo miracolo che sia riuscita a sopravvivere. Ma non dovrebbe trattarsi di miracoli bensì di diritto innato ad ogni creatura di poter vivere e prosperare nel proprio ambiente naturale. La sua salvezza racconta una storia molto più ampia: quella di un ecosistema che chiede aiuto.

Lavoriamo ogni giorno per prevenire danni all’ecosistema marino: monitoriamo e rimuoviamo le macroplastiche dalle nostre spiagge e litorali, sensibilizzare turisti e residenti, sviluppiamo e testiamo nuove tecnologie sostenibili per l’intercettazione dei rifiuti fluviali e marini nel quadro delle nostre collaborazioni in seno ai progetti della Missione Oceano dell’Unione Europea. Tutto ciò è bene ma non basta. È necessaria una coscienza collettiva. Ridurre la produzione ed il consumo di plastica monouso, sostenere chi è attivo sul campo e sensibilizzare le nuove generazioni sono passi cruciali.

Serenity è solo una tartarughina, ma la sua storia è assai rappresentativa. Ci ricorda che salvaguardare il mare è una missione che spetta a ciascuno di noi. La laguna e i nostri mari possono ritornare a vivere, ma solo se scegliamo di intraprendere un’azione individuale e collettiva saldamente coerente e commisurata a tale obiettivo.

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