Naufragano a Ginevra i negoziati per un Accordo Globale sulla Plastica

Agosto 20, 2025
Naufragano a Ginevra i negoziati per un Accordo Globale sulla Plastica

Questo agosto avrebbe dovuto segnare una svolta nella lotta contro l’inquinamento da plastica.
Invece, dopo undici giorni di negoziati a Ginevra, il mondo si è nuovamente diviso sul trattato globale vincolante. I colloqui si sono conclusi senza consenso, senza una roadmap e con crescenti dubbi sulla possibilità di raggiungere un accordo realmente significativo.

Nel 2022 le Nazioni Unite avevano promesso al mondo un trattato che affrontasse l’inquinamento da rifiuti plastici lungo il suo intero ciclo di vita. Quell’impegno, salutato come il “Paris Agreement della plastica”, avrebbe dovuto essere portato a compimento entro il 2024. Oggi la scadenza è stata superata e i negoziati sono in stallo, mentre la produzione di materiale plastico continua ad aumentare esponenzialmente. Secondo l’OCSE, considerando gli attuali ritmi di produzione, i rifiuti plastici potrebbero triplicare entro il 2060, con meno del 20% avviato al riciclo. Questo si traduce in più plastica negli oceani, nella catena alimentare con un impatto significativo anche per la nostra salute.

Il disaccordo emerso a Ginevra è stato netto tra blocchi negoziali contrapposti. Da un lato, i più Paesi ambiziosi — quali gli Stati membri dell’UE, diversi Stati africani e latinoamericani e gli stati insulari — hanno sostenuto la necessità di introdurre limiti vincolanti alla produzione di plastica e controlli sulle sostanze chimiche tossiche in esse presenti. Sul fronte opposto, i grandi produttori, in particolare i principali esportatori di petrolio e gas, hanno respinto questa impostazione, proponendo un trattato incentrato esclusivamente sulla gestione dei rifiuti e sul riciclo, senza toccare la produzione. Gli Stati Uniti si sono distinti per la loro posizione particolarmente rigida, opponendosi sia ai limiti produttivi sia a regole più severe sugli additivi chimici. Questo stallo ha reso impossibile raggiungere un compromesso su cui trovare un comune consenso.

Alcuni Paesi hanno denunciato con forza la debolezza del testo negoziale. Il Bangladesh lo ha respinto integralmente, affermando che questo ignorava la cruciale questione dal lato dell’offerta dalla crescita inarrestabile di materie plastiche. Numerose organizzazioni della società civile hanno condiviso posizioni analoghe, denunciando che un trattato limitato al solo riciclo sarebbe privo di efficacia in un contesto in cui oggi appena il 6% della plastica viene effettivamente riciclato.

Il fallimento dei colloqui rischia di condannare il mondo a decenni di crescita incontrollata della plastica. È ormai evidente che il riciclo, da solo, non basta: servono limiti alla produzione, sistemi di riuso, trasparenza sugli additivi tossici e un sostegno finanziario concreto ai Paesi in via di sviluppo per affrontare tale problematica.

Eppure, nonostante l’impasse di Ginevra, la speranza non è perduta. La coalizione dei Paesi maggiormente ambiziosi potrebbe autonomamente introdurre limiti vincolanti. Organizzazioni regionali come l’Unione Europea stanno già rafforzando le normative interne su imballaggi, plastica monouso e target di riciclaggio della plastica. I Paesi in via di sviluppo continuano a richiedere risorse reali e trasferimenti di tecnologia, strumenti indispensabili per far fronte a tale questione.

Venice Lagoon Plastic Free ritiene che ulteriori ritardi non possano essere concessi. Ogni stallo ed inazione comportano un aggravio ulteriore a una situazione già significativamente compromessa per i nostri mari, le acque interne e la nostra salute. Nel perseguire la nostra missione di monitoraggio, sensibilizzazione, rimozione dei rifiuti dai nostri ecosistemi acquatici — ci uniamo all’appello globale per il raggiungimento di un trattato forte, equo ed efficace. Il fallimento di Ginevra deve rappresentare un campanello d’allarme: la società civile deve mantenere alta la pressione sui governi, affinché la lotta per un accordo globale sulla plastica si traduca in un accordo degno della sfida a cui è chiamato a far fronte.

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