Monitoraggio dei rifiuti marini a Venezia: il modo di VLPF di celebrare la Giornata Mondiale dell’Ambiente

Giugno 3, 2026
Monitoraggio dei rifiuti marini a Venezia: il modo di VLPF di celebrare la Giornata Mondiale dell’Ambiente

Il 30 maggio 2026, Venice Lagoon Plastic Free, in collaborazione con NH Hotels, ha condotto un’attività di monitoraggio dei rifiuti marini presso la Secca di Sant’Alvise, uno dei siti più monitorati da VLPF nel centro storico di Venezia. L’iniziativa rientra nella tradizione di VLPF di celebrare la Giornata Mondiale dell’Ambiente con azioni concrete sul campo.

28 volontari hanno risposto all’appello, dai più grandi fino a un bimbo di 10 anni, volontario tra i più attivi! A partire dalle 9:30 del mattino, i partecipanti hanno lavorato lungo un transetto di cento metri di riva, lavorando in team e raccogliendo e suddividendo i rifiuti per categorie: bottiglie di plastica, vetro, frammenti di polistirolo e altro ancora. Man mano che i sacchi si riempivano, una parte del gruppo si è dedicata al paziente lavoro di separazione e conteggio di ogni singolo pezzo, un passaggio fondamentale nella fase di censimento.

 

 

Il bilancio complessivo: 56,76 kg di rifiuti rimossi dalla riva, di cui 23,4 kg di plastica e 33,36 kg di altri materiali, per un totale di 2.873 oggetti catalogati nelle diverse categorie di rifiuti. Il reperto più abbondante è stato quello dei frammenti di vetro (≥ 2,5 cm), con ben 1.545 pezzi raccolti, pari a oltre la metà di tutti gli elementi registrati. Tra le categorie plastiche più ricorrenti si sono distinti i frammenti di polistirolo espanso (276), le bottiglie per bevande in plastica (156) e i frammenti plastici non espansi (144). Dati che, insieme, restituiscono il ritratto di un sito sotto pressione costante, esposto sia alle fonti di inquinamento terrestri sia a quelle marine.

Tra i ritrovamenti più emblematici spiccano le bottiglie d’acqua in plastica: oltre 150 raccolte lungo un tratto di soli 100 metri. La loro presenza racconta, senza bisogno di commenti, il peso del turismo di massa sulla laguna — tanto più paradossale in una città come Venezia, dove l’acqua del rubinetto è di ottima qualità e il ricorso alle bottiglie monouso è semplicemente superfluo.

Altrettanto preoccupante è la quantità di polistirolo rinvenuta. Con 276 frammenti raccolti, il secondo materiale più presente nel sito monitorato è il polistirolo. Ciò non sorprende, infatti, poiché il polistirolo è leggero, si frantuma facilmente ed è praticamente impossibile rimuoverlo una volta ridotto in pezzi. A differenza di altri materiali, non si biodegrada, ma si scompone in frammenti sempre più piccoli fino a diventare microplastica, entrando così nella catena alimentare. Per VLPF, l’unica soluzione percorribile è la sua messa al bando.

Alcuni paesi si sono mossi in questa direzione, ma, tendenzialmente, tale ambizione è ripetutamente frenata da pressioni economiche e politiche. Dal luglio 2021, la Direttiva europea sulla plastica monouso vieta in tutti e 27 gli Stati membri tazze, piatti e contenitori per alimenti e bevande in polistirolo espanso — ma il divieto riguarda solo i prodotti per la ristorazione, lasciando intatto un ampio ventaglio di altri utilizzi. Negli Stati Uniti, sei stati hanno deciso di vietare l’uso del polistirolo entro il 2024, con altri quattro destinati a seguirne l’esempio dal 2025, ma un divieto federale non è al momento all’orizzonte. La Francia ha compiuto un passo ancora più deciso, approvando nel 2021 una legge che avrebbe vietato tutti gli imballaggi in polistirolo indipendentemente dall’uso, salvo poi fare marcia indietro nel 2024 in attesa della definizione di criteri europei di ecodesign. Il Canada ha seguito un percorso simile: dopo aver vietato i contenitori alimentari in polistirolo espanso nell’ambito della sua normativa sui prodotti monouso, nell’ottobre 2025 il governo ha fatto retromarcia parziale in relazione al divieto alle esportazioni di plastica, adducendo incertezze economiche e mutate condizioni nel commercio globale. Il pattern è ricorrente: la scienza è chiara, la legislazione parte, poi gli interessi economici frenano tutto.

Tornando alla Secca di Sant’Alvise, il Plastic Footprint Score dell’attività si è attestato a 0,42: significa che i volontari di VLPF sono riusciti a raccogliere solo il 42% della plastica che una sola persona genera nell’arco di un anno. A livello figurativo, otto sacchi da 120 litri non risultano sufficienti a contenere ciò che un singolo individuo genera nell’arco di 12 mesi — e sottolineano con forza la necessità di una regolamentazione più efficace e di un divieto definitivo della messa al bando completo delle plastiche monouso, fatta eccezione per gli utilizzi di carattere medico ed ospedaliero o in altri casi limitati.

Questo monitoraggio si inserisce nel costante impegno di VLPF a valutare l’entità dell’esposizione dell’ecosistema lagunare veneziano ai rifiuti marini, attraverso le attività di citizen science e il coinvolgimento attivo della comunità locale.

 

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