Ci sono voluti anni di dati, campagne e battaglie perché l’Unione Europea arrivasse a questo punto, ma finalmente qualcosa si muove sul serio. Il nuovo Regolamento UE 2025/40 sugli imballaggi introduce due tappe che cambieranno il modo in cui la plastica entra nelle nostre case, e per chi come noi ci tiene all’ambiente e lavora costantemente per migliorarlo, è una notizia attesa da tempo.
La prima tappa è il 12 agosto 2026: da quella data gli imballaggi alimentari non potranno più contenere PFAS oltre soglie precise, né piombo, cadmio, mercurio o cromo esavalente sopra i nuovi limiti fissati per tutti i materiali. Non c’è una deroga per gli stock già prodotti, chi vende dovrà adeguarsi da subito.
Il cambiamento più concreto arriverà il 1° gennaio 2030, quando non sarà più consentito immettere sul mercato gli involucri multipack che oggi tengono insieme le bottiglie d’acqua, le confezioni sotto il chilo e mezzo per frutta e verdura fresca, le reti per gli agrumi, le vaschette per le fragole, i sacchetti per l’insalata già lavata, i piatti e i bicchieri monouso dei bar, le bustine di ketchup e zucchero, i flaconcini da hotel. Non tutto sparirà, gli imballaggi già immessi sul mercato prima di quella data potranno infatti continuare a essere venduti fino all’esaurimento delle scorte.
Tra il 2026 e il 2030 passeranno quattro anni, e non saranno anni di attesa passiva. Le aziende produttrici dovranno progettare packaging e linee di produzione per rispettare le nuove classi di riciclabilità, simili alle etichette energetiche degli elettrodomestici, solo gli imballaggi che raggiungeranno un livello minimo potranno continuare a essere venduti. È un processo che richiede investimenti e tempo, motivo per cui alcuni Stati membri, tra cui l’Italia, hanno già chiesto alla Commissione regole più chiare sull’attuazione, temendo un impatto economico sulle piccole e medie imprese che dovranno adattarsi con meno risorse rispetto ai grandi gruppi.
Nello stesso periodo entrerà in vigore anche l’obbligo, entro il 2029, di raccogliere in modo differenziato almeno il 90% di bottiglie e lattine per bevande in ogni Stato membro, con un sistema di deposito cauzionale: una piccola somma versata al momento dell’acquisto, che viene restituita quando il contenitore vuoto viene riportato al punto di raccolta. È un meccanismo che nei paesi dove è già in uso, come la Germania, ha alzato notevolmente i tassi di raccolta, perché trasforma un gesto ambientale in un incentivo economico immediato.
La bottiglia d’acqua non scomparirà, ma cambierà composizione: dal 2030 dovrà contenere almeno il 30% di plastica riciclata post-consumo, quota che salirà al 65% entro il 2040. È un obiettivo che a lungo termine può ridurre in modo significativo la domanda di plastica vergine, ma solo se la raccolta differenziata riesce davvero a tenere il passo.
Su questo l’Italia parte da una buona posizione: guida la classifica europea per tasso di riciclo, ma secondo l’ultimo rapporto ISPRA nel 2025 ha raccolto solo il 68% circa degli imballaggi in plastica per bevande. La strada verso il 90% richiesto dal regolamento è ancora lunga, ed è proprio qui che il lavoro di sensibilizzazione e monitoraggio sul territorio, come quello che portiamo avanti ogni giorno, farà la differenza. Le leggi da sole cambiano le regole del mercato, ma è sul campo, nelle spiagge, nei canali e nelle lagune, che si vede se davvero funzionano.
Sono passi che il settore aspettava da anni, e non bastano da soli: la loro efficacia dipenderà da quanto rigorosamente verranno applicati e da quanto le persone, le aziende e le comunità locali vorranno effettivamente impegnarsi. Ma per la prima volta la direzione è quella giusta, e noi continueremo a fare la nostra parte perché la legge diventi realtà anche nei fatti, bottiglia dopo bottiglia.
Venice Lagoon Plastic Free continua a lavorare ogni giorno, tra monitoraggi, interventi sul campo e progetti europei dedicati alla riduzione della plastica marina. Regolamenti come questo confermano che la direzione è quella giusta, e noi continueremo a fare la nostra parte, un intervento alla volta.